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Monumenti in Città Vecchia a Locarno da visitare 

ImageIl Castello Visconteo

Vestigia del castello visconteo (XIII-XV secolo), contraddistinte da mura merlate a coda di rondine, merlatura per altro parzialmente rifatta durante la radicale opera di restauro intrapresa tra il 1921 e il 1928. E' quanto resta della possente macchina bellica che i Confederati decisero di smantellare nel 1531 e che, a sua volta, avrebbe sostituito precedenti fortilizi (si parla di un castello raso al suolo dai Milanesi nel 1156 -forse quella corte regia regalata nell'866 da Ludovico II re d'Italia alla moglie Engelberga- e di un castello degli Orelli di cui si riferisce nella prima metà del Duecento e che attesterebbe il toponimo Castelrotto assegnato a una via poco più a monte).Image

Al suo interno troviamo il museo civico e archeologico, rinomato soprattutto per la sua collezione di vetri romani (I-IV secolo); a questa sezione si affiancano sale riservate alla preistoria (XIII-I secolo a.C.), all'artigianato apulo (IV-I secolo a.C.), alla numismatica romana e preromana, ma anche a costumi e porcellane del XVIII secolo e alla Conferenza della Pace dell'ottobre 1925, che proiettò Locarno sulla scena internazionale.

 ImageÈ recente la scoperta del professor Marino Viganò (riconosciuta dal più grande leonardista al mondo, Carlo Pedretti) che attribuisce la progettazione e l'edificazione del rivellino del castello, un bastione oggi parzialmente celato da costruzioni successive, a Leonardo da Vinci (17 luglio 1507). Tale attribuzione è tuttavia messa in dubbio dal prof. Teodoro Amadò, basandosi sui documenti pubblicati da Schofield, Shell e Sironi (1989) e sull'autorevole parere dell'altrettanto celebre leonardista Pietro Cesare Marani (23 marzo 2007).
 

ImageLa Casorella 

Casorella, palazzo signorile, ora di proprietà comunale, sorto tra gli anni '80 e '90 del Cinquecento su un'area originariamente occupata dal castello. Di pregevole fattura sono le decorazioni che ornano il sontuoso salone d'onore, con significativi interventi del pittore brissaghese Giovanni Antonio Caldelli (1721-1790) e del collega locarnese Giuseppe Antonio Felice Orelli (1706-1776 ca.), nonché gli stucchi della loggetta che si affaccia sul cortile, attribuiti all'asconese Giovanni Battista Serodine (1589/1590-1624) e forse risalenti al 1615.

 

ImageCasa del Negromante

La casa del Negromante in Via Borghese. Tra i molti stabili patrizi del nucleo che meriterebbero più di una distratta occhiata, è d'obbligo almeno riferire di questo edificio abitato dalla nobile famiglia Magoria forse già nel XIII secolo. Seppur trasformato nel XV e forse ampliato nel XVI secolo, è con ogni probabilità il fabbricato civile più vetusto oggi presente in città. Nell'androne, in alto, sono visibili lo stemma della comunità (leone, o pardo, rampante) e l'emblema confederato ("il più antico esemplare dipinto in Svizzera della croce a bracci allungati", Johann Rudolf Rahn). La denominazione deriva dal soprannome affibbiato ad un suo proprietario, quel Giovan Battista Orelli che vi risiedette nel Settecento.
 

ImageCasa Rusca

Casa Rusca, in Piazza Sant'Antonio. Pinacoteca civica che custodisce le collezioni di Jean e Marguerite Arp, il lascito Nesto Jacometti, la donazione Giovanni Bianconi, la donazione Rudolf Mumprecht, la donazione Emilio Maria Beretta e una collezione di tele del locarnese Filippo Franzoni (1857-1911), ragguardevole esponente del movimento detto della scapigliatura.

 

ImageChiesa Sant'Antonio

La Collegiata di Sant'Antonio Abate, nell'omonima piazza. L'originale tempio trecentesco venne demolito e ricostruito a cavallo tra il 1600 e il 1700. Il crollo della volta di una campata, che nel 1863 provocò la morte di 47 fedeli, fu pretesto per un ulteriore, profondo rimaneggiamento. A quell'epoca risale la facciata neoclassica, presumibilmente progettata dall'architetto Pietro Bottini (1809-1872) nel 1866-1870. Degne di nota sono soprattutto la cappella del Cristo morto dal prezioso altare marmoreo e ornata dagli affreschi illusionistici (1742-1744) del già citato Giuseppe Antonio Felice Orelli e quella di San Gregorio Prete, anch'essa caratterizzata da un altare tanto imponente quanto raffinato, oltreché dalla teca contenente le spoglie del santo a cui è dedicata.

 

ImageChiesa San Francesco

La Chiesa di San Francesco, nella piazzetta che ne porta il nome. La presenza dei francescani nel borgo risale ai primi decenni del Duecento, ma non si hanno tracce certe di consacrazioni precedenti il 1316. Interventi vari e riedificazione sono documentati tra i secoli XVI e XVII. Nel 1848, con la decisione cantonale di sopprimere gli ordini religiosi, se ne decreta la chiusura e bisognerà attendere il 1924 per la riapertura definitiva al culto; nel frattempo, l'edificio, un tempo il più importante dell'abitato, sarà stato profanato, saccheggiato e adibito a caserma e deposito. In facciata iscrizioni e bassorilievi (questi forse illustranti le armi delle tre corporazioni locarnesi) provenienti da demolizioni (tra cui quella del vicino castello). All'interno, solenne e ampio, bell'affresco tardocinquecentesco raffigurante l'Annunciazione, dipinto sull'arco trionfale. Un soffitto ligneo, a cassettoni, fissa il culmine dell'alta navata. L'attiguo ex convento dai due chiostri colonnati, oggi sede principale dell'alta scuola pedagogica, venne radicalmente trasformato e ingrandito tra il 1892 e il 1894, dapprima per ospitare il ginnasio cantonale, poi, dopo ulteriori metamorfosi, l'istituto magistrale cantonale. Degna di nota la sala, già refettorio dei frati, affrescata dal locarnese Antonio Baldassarre Orelli (1669-1731). Fu da una delle celle di questo convento che, nel 1480, fra' Bartolomeo da Ivrea vide la Vergine, poi detta del Sasso perché apparsagli su una rupe sovrastante, rupe sulla quale venne in seguito edificato il santuario.

 

ImageSanta Maria Assunta (Chiesa nuova) e casa dei canonici

Fondata dal nobile Cristoforo Orelli e consacrata nel 1636, la Chiesa Nuova, come viene comunemente denominata, contiene una ricca decorazione a stucce e due cicli di affreschi raffiguranti scene della vita della Vergine.

Di epoca posteriore sono le due cappelle laterali: a sinistra si trova la cappella dedicata a San Germano, le cui reliquie sono conservate nell'urna lignea; sulla parete opposta si apre la nicchia con la statua dell'Assunta databile attorno al 1672. La facciata, allineata sul fronte delle case di via Cittadella, è arricchita da decorazioni e da statue in stucco: spicca la statua gigantesca di San Cristoforo, posta su di un piedistallo addossato al pilatro di sinistra; nelle nicchie inferiori si trovano i Santi Rocco e Sebastiano mentre le statue dei Santi Vittore e Michele sono collocate nel registro superiore. 

Accanto alla chiesa sorge la palazzina che Cristoforo Orelli legò per testamento ai canonici. Costruito agli inizi del Seicento, l'edificio a tre piani è decorato di stucchi sia in facciata che all'interno. Un androne conduce nel cortile, aperto verso mezzogiorno, delimitato a nord dalla facciata con il portico e il doppio loggiato e a ovest dal corpo di fabbrica della chiesa.


 
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